Friday, November 07, 2008

The last graffito

Carissimi, ... ovunque e chiunque voi siate,

dopo quasi due anni e mezzo passati a fare ricerca a Bologna e dopo un anno (e un mese) passato a fare ricerca (ma per davvero, questa volta) a Stanford, lo scorso maggio finalmente mi sono dottorato. Nel 2008. E per intendersi, il 2008 è un anno da dimenticare. Il titolo di dottore di ricerca è equivalso, in pratica, ad essere completamente disoccupato. Col finire del corso di dottorato, è chiaramente finita anche la borsa di dottorato. Quei quasi 800 euri mensili che mi sono stati versati per tre anni si sono esauriti. Peccato che la fine della borsa di studio non è coincisa con il conseguimento del titolo: la prima a dicembre 2007, il secondo a maggio 2008. Così 5 mesi senza vedere un euro, cercando di scrivere la mia tesi di dottorato. Per fortuna, un mese (quel famoso mese tra parentesi) sono tornato a Stanford, dove ho potuto scrivere una tesi di dottorato passabile, ma non completa nei contenuti. Ma certo è che sono veramente tranquillo con me stesso: quello che ho potuto fare, l'ho fatto. In ogni modo, da giugno 2008 a settembre 2008 niente sussidi. Fortunatamente, da ottobre 2008 mi viene assegnato un'assegno di ricerca che rende sicuramente più felice il mio conto corrente e che mi tranquillizza un po'. Ma parliamo ancora di gocce nel mare, anche se non voglio assolutamente lamentarmi. Poi accade quasi inaspettatamente di mandare un'e-mail a Londra e contattare una ricercatrice; trovare un argomento al quale entrambi siamo fortemente interessati; sentirmi proporre un progetto di ricerca per un post-doc di due anni a Londra; scrivere un buon progetto di ricerca, con tanto di referenze internazionali; ricevere un invito per passare una settimana a Londra, da dove sto scrivendo; e poi, inevitabilmente, aspettare i risultati. Nel mentre, osservare quanto il destino (o chi per lui) si diverte. 1. La scadenza del progetto era fatalità il 4 agosto, giorno del mio compleanno. 2. Tempo fa, ho trovato per caso un penny inglese nel portafoglio, scambiato sicuramente per una monetina da un centesimo di euro. Ma la risposta alla proposta del progetto di ricerca è giusto arrivata ieri, mentre sono qua a Londra. Niente da fare. E' andata male, quindi niente Londra per due anni. Niente ricerca all'estero, che per me significa niente ricerca. Quindi, è meglio smettere di insistere nel fare ricerca a tutti i costi. E' bene ri-cercare qualcosa da fare d'altro. Qui finisce per davvero "Marcistanford".

Sunday, March 02, 2008

A night at Pearl's

Che ogni tanto si faccia qualcosa di diverso, ogni tanto ci vuole proprio. Serata in perfetto stile sanfranciscano, quella di ieri sera. Cena con amici in un ristorante italiano di North beach, dove ho potuto assaggiare degli ottimi gnocchi allo zafferano con zucchine e vongole. Cena gustosa, bella compagnia. Lo spirito si rinfranca. E subito dopo, un concerto di musica jazz in uno dei più famosi locali di San Francisco, il Pearl's. Musica dal vivo, ovviamente, dove la cantante Kim Nalley (tra l'altro proprietaria del locale) ha saputo intrattenere i suoi ospiti raccontando tra un brano e l'altro qualche storia sulla vita personale di Billie Holiday. In effetti, data la dimensione del locale e la disposizione raccolta intorno al palco, sembravamo tutti amici della Nalley intrattenuti per il dopo cena con musica jazz, mentre si sorseggiava un Cosmo o un Lemon Drop. Una vera serata cool.

Sunday, February 24, 2008

Due conti della serva ...

Ieri sono andato al Levi's Store a San Francisco ...

Anticipato questo fatto, seguite il mio ragionamento, per favore. Il volo della KLM Bologna-San Francisco, via Amsterdam, andata e ritorno, questo giro mi è costato 550 euri. Ora, per un motivo che non so esattamente e razionalmente spiegarmi, un volo solo andata costa di più, in proporzione, di un andata e ritorno. Supponiamo che un viaggio di sola sola andata venga a costarmi sempre 550 euri. La KLM ti consente di trasportare in stiva due valigie da 23 kg ciascuna, per un totale di 46 kg. Procediamo. Quanto potrà pesare mediamente un paio di jeans? Se non ricordo male, l'ago della mia bilancia pesa-persone pre- e post- jeans infilati addosso dovrebbe confermarmi circa mezzo kg. Più o meno. Così, potrei stivare nel Boeing 777/200 della KLM ben 92 paia di jeans, che per chiarezza di ragionamento diventano 100 considerando quelli indossati e qualche paia infilati nel bagaglio a mano. Quindi (siamo alla resa dei conti), ogni jeans viaggia comodamente con un aereo di linea della KLM a circa 5.50 euri ciascuno. I jeans Levi's orginali, cioé comprati a San Francisco che è la città natale dei Levi's, mi sono costati la bellezza di 40 dollari, che al cambio attuale corrispondono a 27 euro. Ora, se sommo questa cifra al costo del trasporto tra San Francisco e Bologna più la benzina della macchina per portarli da Bologna in jeanseria a Modena arriviamo circa a 35 euro al paio, con le dovute approssimazioni. Bene. ... Bene! ... BENE!!! E perché allora in jeanseria a Modena lo stesso paio di calzoni lo devo pagare 95 euro? L'affitto del locale!? ... Ma che si fot*$£#!!!

Saturday, February 23, 2008

Parents' weekend

E' il 23 febbraio qui a Stanford. Io sono nella mia stanzetta 123 qui al Blume Center. Solo, nel tentativo quasi disperato di dare una forma scritta a quella che nella mia testa è già la mia tesi di dottorato. Ci riuscirò. Il numero poi è tutto un programma: un, due, tre .. partenza .. VIA! E via a scrivere questa benedetta tesi, ultimo capitolo della mia storia nel mondo della ricerca.
In ogni modo, oggi è sabato. Già qualcosa si era visto ieri, ma oggi l'invasione è realtà tangibile. Nei giorni dal 22 al 24 febbraio la SU viene assalita dai genitori degli studenti: è il parents' weekend. Però non è male vedere i figlioletti che accompagnano in giro per il campus mummy and daddy e che mostrano loro dove seguono le lezioni, dove studiano, dove mangiano, dove si allenano. Beh, sarà perché c'è brutto tempo e piove e, quindi, essere malinconici a volte mi risulta spontaneo, ma non mi sarebbe affatto dispiaciuto mostrare la SU ai miei maman and babbo. Credo gli sarebbe piaciuta molto. E a me avrebbe fatto piacere di brutto vederli girare per le solite stradine del campus, alle prese con 'sti Ammericani! Beh, basta così: un pensiero tra tanti che è voluto uscire.

Tuesday, February 19, 2008

Respiro!

Ce l'ho fatta: sono tornato a Stanford! Solo per un mese, ma meglio che niente. Questo capitolo, cominciato il 14 febbraio 2008, terminerà quindi il 14 marzo 2008. Ma sono di nuovo qui a girare per le stradine ordinate e curate del campus, in mezzo alla solita numerosa variegata popolazione stanfordiana. Qui è esattamente come l'avevo lasciato. E questo è un sollievo. Il bar con le messicane. Le costruzioni coi muri gialli e i tetti rossi. Le biblioteche. I ristoranti. Il centro presso cui ho lavorato. Qualche edificio nuovo. Ma soprattutto, le persone che conoscevo e che si sono ricordate del mio viso. Si capisce dagli abbracci che ti dispensano. E da quando sono arrivato, mi sembra di respirare un'aria diversa. Sembra la stessa di quando l'ho lasciata la prima volta, ma qualcosa di diverso (in effetti e purtroppo) c'è. Non è questo lo spazio per dire cosa. Certo è che quest'aria è senza dubbio diversa da quella italiana. Innanzitutto, qui è primavera. E questo aiuta di brutto. In secondo luogo, l'ambiente è stimolante per la ricerca. Mi è tornata la voglia di fare in modo strutturale e determinato. Ho già cominciato a scrivere la tesi di dottorato e il primo capitolo (si può dire) è cosa fatta. Ho già avuto un fruttifero ricevimento dispensatore di buoni consigli e ottimi progetti. Sto cominciando a sbrogliare una matassa intricatasi troppo tempo fa ed è un sollievo per chi scrive una tesi. Io e l'inglese/americano ormai siamo "quasi" buoni amici. E quel "quasi" a volte è buffo, ma simpatico. Mi è venuta voglia di cambiare il titolo della tesi. Domani sera probabile cena a San Francisco con amici. Qualche rivoluzione in testa. Ho smesso di fumare. Voglio diminuire di peso. Voglio tornare a nuotare. A pochi mesi dalla conclusione del dottorato, sinceramente una delle poche cose azzeccate che ho scelto di fare!

Monday, January 21, 2008

Lightning volt

Sto per tornare a Stanford!!! ;)

Sunday, July 01, 2007

Goodbye

Ci siamo. E' stata l'ora di dire addio. Farewell and good luck for the future. L'anno alla Stanford da sempre desiderato è finito. E' tempo di tornare in Italia. Dovrei domandare scusa per la mia assenza dal mio blog, e dal blog di voi tutti, ma queste ultime due settimane sono state talmente tanto dense di avvenimenti che mi hanno tolto davvero il fiato. Interrotto dalle lacrime, che però sono passate. Adesso soffocato dagli abbracci degli amici che mi hanno dimostrato in tutti i modi, davvero, il loro volermi bene. Le manifestazioni sono state toccanti. E ogni tanto, anche se assieme a loro, mi estraniavo e li guardavo, cercavo di fissare nella mia memoria il loro viso. Ognuno di loro mi ha aiutato in questo anno insieme. Luglio 2006-Giugno 2007. Mio Dio! Cosa è stato per me quest'anno. E mentre li guardavo pensavo a quando riavrei visto i loro sorrisi, le loro parole che più di una volta mi hanno confortato. Hanno capito quando c'era da capire. Sono stati sinceri, spontanei. E io sono stato finalmente me stesso, dopo tanto di quel tempo che ormai mi ero pure dimenticato come sono davvero. Quello che è successo in quest'anno è stato grande. Quello che sono diventato non è nemmeno confrontabile con quello che ero. Un altro mondo. Una vita diversa. E adesso sto guardando questa casa, senza una lunga storia, come guardavo la mia casa in Italia, con una lunga storia, ormai un anno fa. La stessa situazione, ma non la stessa emozione. Tutto ancora da fare, tutto nel pieno della notte. In Italia sapevo di tornare, in California non lo so. Ma in quest'anno sono passato oltre. Sono diventato grande. Sono comunque diventato migliore. Finisce una storia che porterò dentro con me per sempre, ma non finisce per forza tutto il resto. Ho la presunzione di pensare che il mondo sia cambiato con me, e per la prima volta dopo un anno penso che Stanford non mi lascierà andare, anche se forse è più vero il contrario. Oggi sono stato a San Francisco per l'ultima volta. Ho passato una bellissima giornata, in compagnia di un amico. All'imbrunire, era ora di tornare verso casa. Ed è stato come uscire dal "tutto il resto". Perché, anche se per un tempo limitato ma non breve, ho fissato avidamente Union Square. E una multitudine di persone mi passava di fianco e io ero lì, immobile a guardarla per l'ultima volta, incurante di tutti gli altri. In quel momento ho sentito per la prima volta scorrere il sangue nelle vene come le persone attorno a me, il battito del mio cuore sovrastare il rumore delle voci, dei passi, delle automobili. Una musica vibrarmi in testa. E, seppure per un momento, tutto ha finalmente rallentato. E per un battito di ciglia, tutto finalmente si è fermato, lasciandomi finalmente tutto il tempo di cui avevo bisogno per ricordarmi cos'ero e cosa sono diventato. E così vi lascio. Il Pulse Like Motion, quel terremoto particolare della California chiude. Per sempre. Perché non avrebbe senso continuare a scrivere su questo blog, perché é nato per quest'anno e per tale deve rimanere. Un ricordo di quello che ero. Una cronoca di quello che è stato. Un'istantanea di quello che sono diventato. Un punto dal quale partire. Per il mio futuro. Ma non lasciate questo spazio, perché ancora una cosa va fatta, anche se adesso non è ancora il momento. E che non sia mai che il Pulse Like Motion abbia un versione 2.0. A coloro che mi hanno seguito fino a qui, auguro dal profondo del mio cuore di poter capire quanto può cambiare la vita. A tutti voi, farewell and good luck for the future.